50 anni suonati

di Giorgio Galleano

  • Dopo una settimana di decantazione è più facile distillare i ricordi di questi 50 giorni: la prima impressione è che non sarà solo Paolo Fresu a ricordarla come l’esperienza più straordinaria della sua vita…
    Il merito è anzitutto di Paolo, della cui natura terrestre continuo a dubitare (anche se sul palco di Cagliari ha sudato, l’ho visto io!) non solo per il suo ormai leggendario patto con Giove Pluvio ma soprattutto per la serenità che è stato capace di infondere sera dopo sera a tutto il team, ai nostri ospiti e, a sentir loro, anche a buona parte degli spettatori e soprattutto delle spettatrici, peraltro quasi sempre in netta maggioranza.
    Tornando alle cose terrestri, ecco qui il mio personale elenco delle cose migliori e delle (poche) cose da dimenticare di questa fantastica avventura:

    PERSONE: su tutte brilla la stella di Sheila Jordan, l’82enne maestra del bebop: solare, con due occhi da bambina curiosa, si è fatta voler bene anche dalle pietre del Duomo di Oristano. Tanti gli altri musicisti che è stato un piacere conoscere -a parte gli amici come Stefano Bollani, Gavino Murgia, Bebo Ferra e il grandissimo Antonello Salis, vero indemoniato della musica e persona più che adorabile: su tutti Uri Caine,due anziani maestri come Luigi Lai e il batterista Gianni Cazzola, anche lui irresistibile come Sheila, Nguyen Le, Ralph Towner, Furio Di Castri e Paolino Dalla Porta. Nel team di “!50″ oltre ai vecchi amici Vittorio “Vic” Albani, il manager di Paolo, Roberto Perisi (tour manager) e Gianni Melis, il “poeta della luce”, è stato bello scoprire l’estro facondo di Tommaso Onofri: con Irene e Sofia Tommaso è il responsabile del “carro delle energie” che ha fornito elettricità pulita, in quantità modica ma sufficiente, per quasi tutte le serate. Le interviste con Gianni, Tommaso e Vic saranno online nelle prossime ore. Altra bella gente fra le fans più assidue, come Antonella Meloni (23 concerti su 50!) che ringrazio ancora per avermi ritrovato il telefonino, al pari del pastore Demis Loi di Villaputzu di cui ho perso il numero (vedi sotto, “Oggetti Smarriti”). Se qualcuno dei suoi conoscenti mi legge, gli dica per favore di chiamarmi!
    Del peggio non si vorrebbe parlare, ma non posso non ricordare ancora gli scorrettissimi vigili e barracelli di Pula che hanno preparato una “tonnara” per multare a tradimento molti degli spettatori del concerto di Paolo: loro e, naturalmente, chiunque abbia dato loro l’ordine…
    CONCERTI: di alcuni si ricordano soprattutto le locations, primo fra tutti l’happening con il danzatore Giorgio Rossi a Cala Grande (“Valle della Luna”): lì (come anche, in modo assai simile, al parco eolico di Mogorella con Gianluca Petrella) la Natura ha “fatto” lo spettacolo da prima ancora dell’inizio, scaricando pioggia a sufficienza per scoraggiare molti spettatori sicché alla fine i presenti erano esattamente il numero tollerabile dal punto di vista ambientale e logistico. Inutile dire che, appena Fresu ha preso il flicorno in mano, il sole ha cominciato a fare capolino (ne parla Paolo stesso nell’intervista finale che ho appena postato). Altre locations indimenticabili, Ulassai con il suo “tramonto al contrario” (concerto di Erik Marchand), Ollolai (Paola Turci) con il bosco e i tafoni granitici, Tresnuraghes (il duo con Furio Di Castri di fronte ai ruderi della cartiera mai nata), la Torre dei Dieci Cavalli (duo con Danilo Rea), il fiume di Baratili (duo con Gianmaria Testa) e lo stagno di San Teodoro (con l’orchestra e l’eclissi di Luna), il Tempio di Antas (“Tea44″ con Enrico Rava e Dave Douglas) e il delizioso paesino di Nureci (il super-sestetto di “Kind of Porgy and Bess”). In altri casi la scenografia, pur maestosa, è rimasta più sullo sfondo come al Pozzo di Santa Cristina (grandiosa reunion dell’Angel Quartet), a Sant’Antioco dove con Antonello Salis e la Kocani Orkestar ballavano anche le mura fenicie, a Oristano con la già citata Sheila Jordan, a Sarroch con ll trascinante trio PAF in uno scenario dimenticabile, perfino sulla spiaggia di Cala Gonone dove incredibilmente l’unico a fare il bagno, nelle amniotiche acque del porticciolo, è stato il vs. affezionato blogger (anch’io, peraltro, bagno o non bagno, mi ricordo soprattutto un gran concerto del Devil Quartet). Di brutte serate ricordo solo quella di Nora (“tonnara” dei vigili a parte, la giornata è stata condizionata da problemi di numero chiuso, logistica complicata etc: in più il sito “legava” male con la musica). A quanto ho capito a Paolo non sono piaciute un paio delle serate più affollate, specie a Settimo San Pietro (il duo con Omar Sosa avrebbe richiesto un pubblico piccolo e concentrato, ma al concerto hanno realmente “partecipato” solo le prime file) e a Cuglieri (concerto, peraltro ottimo, con il Devil Quartet e quell’altra ragazzina impertinente di Ornella Vanoni) dove una pletora di associazioni locali ha preso in mano la situazione complicando ogni cosa. Deludenti, a prescindere dalla qualità dei concerti, anche i tre siti minerari, poco “leggibili” di notte: in particolare Ingurtosu, desolatamente in ombra rispetto alla splendida luna piena di quella sera.
    SAPORI: Una delle cose più belle di “!50″ sono stati gli spuntini, specie quelli di mezzogiorno (ovvero, spesso, dalle 2 alle 5 circa). Pare che a Baratili e a Nurachi Fresu si sia commosso di fronte ai mugginetti dello stagno: io posso testimoniare di sontuosi pranzi di terra (splendido anche per il luogo e la compagnia quello di Samugheo prima del concerto al Nuraghe Nolza) con sontuose variazioni sul tema della pecora (in umido, in cappotto) e del maialetto, che anche bollito può essere davvero delizioso. Menzione speciale per la “purpuza” di Ollolai (la carne della salsiccia suina non imbudellata). In campo alimentare, comunque, di cose brutte se ne son viste davvero poche, a parte i troppi bicchieri di plastica…
    ODORI: dopo un’overdose interminabile di tutti gli odori più antonomasticamente “Sardi”, dalle eerbe della macchia ai cibi all’afrore degli animali, e dopo aver usato per la prima e ultima volta nella mia vita l’avverbio “antonomasticamente”, mi tolgo il vezzo di citare un’intensa esperienza di straniamento, nell’attraversare il Monte Limbara la mattina presto: boschi verdeggianti, nubi basse di pioggerella, macchie gialle di acacie profumatissime… non era il 28 luglio in Gallura, ma l’8 marzo in Liguria! Quanto ai cattivi odori, tolto il povero cinghialone stecchito in cui mi sono imbattuto nei primi giorni, inevitabile ricordare il sulfureo fetore della Saras di Sarroch… ma devo riconoscere che il più fastidioso è stato il cocktail di puzza di marmitta e polveri sottili che mi ha accolto al ritorno a Roma, ancora ben fuori del Raccordo Anulare.
    COLORI: per non fare torto ai mille colori della Sardegna citerò solo un simpatico uccello che ne contiene la gran parte: il blu del mare e l’azzurro del cielo, il fuoco del tramonto e le ombre scure del basalto… è il simpatico gruccione, che come è tipico dei gruccioni mi ha svolazzato intorno quanto basta per farmi venire la voglia di immortalarlo, per poi subito sparire. Io che ormai sono un tipo scafato, non mi sono fatto impressionare e non ci ho nemmeno provato, a filmarlo (tiè!). Fra i colori non rappresentati dal gruccione, menzione speciale ai bianchi e ai rosa delle Saline di Sant’Antioco (non si potrebbero visitare, ma un po’ di faccia tosta prima e di gentilezza poi vi apriranno le porte).
    ANIMALI: a parte il gruccione, i soliti fenicotteri, e gli aironi rivisti ancora nelle risaie dell’Oristanese (e senza dimenticare i gatti di Su Pallosu) i miei saluti più affettuosi vanno al vispissimo riccio incontrato in pieno giorno in Gallura (molto socievole, peccato non aver nulla per nutrirlo) e alla famigliola di pernici che si è gentilmente prestata ad una lunga ripresa esibendosi in vari passi di camminata e un superbo svolazzo finale, che finalmente sono riuscito a riprendere e che ammannirò in video al più presto… Gli animali più odiosi e fetenti restano di gran lunga i pappataci di Settimo San Pietro (o era san Sperate?), location fantastica a patto di non presentarsi con degli stupidi sandaletti…
    OGGETTI SMARRITI: l’ho detto e lo confermo: in Sardegna non si perde niente, o al massimo qualcuno te lo ritrova… infatti per perdere il foglio con tutti i numeri delle persone conosciute durante il tour, che è passato indenne da una camicia all’altra per 50 giorni, ho aspettato di essere in acque territoriali laziali e l’ho tranquillamente dimenticato nella cabina del traghetto! Ed eccomi bentornato alla normalità…
    Anche la Panda GAVINA -vera eroina di questo tour- mi ha chiesto di poter raccontare il suo punto di vista su questi 50 giorni e 11800 chilometri di maltrattamenti (da lei) subiti, e non è escluso che prima o poi l’accontenti… per il momento, arrivederci: mancano ancora i video di alcuni concerti (il primo, Sonos ‘e Memoria, l’ho apapenea caricato) e il “pezzo” di riepilogo promesso. A si biri kitzi…

    Comments

    comments

  • 2 Commenti

    WP_Modern_Notepad
    • Stefano Galleano scrive:

      Bravo Giorgio! Ho ritrovato il giornalista d’antan, sdrittore piacevole e forbito.

    • sandra anedda scrive:

      il diario/ i ( di Paolo e adesso scopro anche di Giorgio …) sono stati insieme ai video uno splendido accompagnamento di questa avventura dei 50 che iniziata in sordina ci ha trascinati fino allo splendido concerto finale del Lirico a Cagliari ora ci lascia quasi un pò …soli ….ma determinati a seguirvi nelle prossime avventure musicali !!

    Scrivi un commento

    Nota: La moderazion e dei commenti è attiva. Questo potrebbe ritardare la pubblicazione del commento.
  • Twitter

  • RSS

  • YouTube

  • Facebook

  • Podcast

  • Sondaggi

Foto Blogger

Calendario

    agosto: 2011
    L M M G V S D
    « lug    
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031